di Lucia, partecipante workshop 2013

Era pomeriggio, aveva smesso di piovere da poco;
l’autunno pian piano stava facendo spazio all’inverno.
Ero col mio clan, quel giorno eravamo in pochi, stavamo tornando
in bicicletta verso la nostra città, Lodi.
Mentre stavamo attraversando la strada provinciale,
una macchina a tutta velocità ha scaraventato una
nostra compagna scout, metri e metri lontano.
Evidentemente la macchina, anzi, il conducente, non ci aveva viste.
Forse era distratto: capita a tutti… magari ti cade qualcosa e lo
cerchi o leggi un SMS e, per una questione di pochi istanti, uccidi
una persona. Senza troppa intenzionalità, non si era sicuramente
svegliato la mattina pensando “Oggi voglio proprio tirar sotto qualcuno!!”
Sicuramente, però, come hanno testimoniato i risultati dell’ “alcol test”
questo conducente aveva bevuto. E tanto. Troppo.
Troppo.
E così due genitori hanno perso la loro unica figlia,
noi scout abbiamo perso una nostra amica.
In questi 5 mesi abbiamo perso speranze, sparso domande,
pianto lacrime. Ci siamo incazzati. Abbiamo ingoiato
amaramente le nostre lacrime le volte in cui, di clan, siamo
andati a trovarla.
Ora lei abita nel cimitero della nostra città.
Dov’è il conducente? Non ho più avuto il coraggio di
chiedermi quali siano gli svolgimenti del processo.
Una cosa, però, mi tormenta: ODIARE o RICONOSCERMI in colui che
ha tolto la vita della nostra amica?

E’ questo ciò che avrei voluto dire ieri,
ma non mi è facile raccontare a voce questa
riflessione, ogni volta che ne parlo è come se
rivivessi il momento dello schianto, l’incredulità trasformatasi
in shock, la speranza che si potesse riprendere, (e magari
cavarsela con una serie di interventi),
il SILENZIO ASSORDANTE che ha creato in me – e in tutti –
ricevere un SMS con scritto “.. è morta”,
la difficoltà che abbiamo avuto come comunità di clan,
di vivere al 100% la sofferenza e poi l’estrema determinazione
con cui poi ci siamo detti: “Ora si riparte. Lei è qui con noi”.
E così, proprio quando mi avete dato la possibilità di
fare un intervento al microfono, tutto ciò mi ha assalito e
l’unica cosa che sono stata capace di fare è stato piangere.
Scusatemi.
Voglio ringraziarvi del sostegno e voglio dirvi che è bellissimo
vedere delle persone che, pur avendo sbagliato in passato, hanno
il coraggio di rimettersi in gioco, di creare delle basi e delle
relazioni in vista dell’uscita dal carcere.

… E per rispondere alla domanda “odiare o riconoscersi” io
dico “mi riconosco” perché più vivo, più mi accorgo che
siamo come degli specchi. Ciò che puoi fare tu potrei farlo anche io
e viceversa. A volte la vita, noi stessi, delle situazioni
ci fanno fare delle cose che non avremmo mai considerato di fare.
… Ma abbiamo la fortuna di avere la vita, di essere vita. Bene, allora
Difendiamola e dirigiamola al bene. Un abbraccio
Lucia

 

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