Il W.S è ormai finito da un giorno.
Sto ripensando a tutto quello che abbiamo vissuto insieme, alle mie emozioni, ai mille pensieri che accompagnavano ogni mio passo a San Vittore, alla paura di chiedere a quelle persone: “Perché?” … e penso anche a quanto sia facile condannare piuttosto che capire, a quante volte si giudica e, una volta letta la sentenza, non si cambia più idea, a quanto siamo abituati ad etichettare le persone che sbagliano… sento che questi due giorni mi hanno cambiata, ORA mi sento meno rigida e più disponibile.

A Milano è arrivata la primavera (o almeno spero) e la mia finestra è aperta, mi piace la notte…

Sento 3 COLPI.

Penso subito siano i tamarri che approfittando del “non freddo” iniziano a fare i cretini con i petardi… ho una sensazione strana…

Passa qualche minuto.
Sento le sirene della polizia.
La curiosità è devastante, mi affaccio alla finestra.
Una donna urla…:”perché!??!?!”…è un susseguirsi di bestemmie, imprecazioni, urla di dolore… quello vero…
La paura è forte.
Al diavolo la paura, sono in pigiama, metto il cappotto prendo le chiavi e sveglio il papà: voglio vedere cosa è successo.

La scena è cruda, anzi di più, ma credo che nessun aggettivo possa rendere merito a quello che ho visto.
Un uomo sdraiato a terra, il viso pieno di sangue e 3 buchi.
E’ ancora caldo.
Una ragazza urla: “è stato quel bastardo…Perchè amore mio mi stai lasciando? è morto? ditemi di no….”

E’ sola.
Davanti a me vedo una donna sola. Sola e disperata, in sola e cattiva compagnia del suo dolore, della sua paura, dei suoi perchè ai quali difficilmente darà mai una risposta. Vorrei portarle un fazzoletto per le lacrime ma la polizia mi ferma.

Le volanti della polizia continuano a girare per la zona.
Cercano notizie, fermano un ragazzo che conosco di vista… lo perquisiscono…

Un uomo dice di aver visto tutto.
2 uomini scesi da un auto, sparano e scappano a piedi.

Non so cosa pensare.
Forse che è facile perdonare, capire ed essere comprensivi se si parla con “loro”, se passi tre ore giocando con il gioco che hanno creato, se ascolti i racconti di un padre che puo’ vedere per sole sei ore al mese la sua famiglia, a cui è concessa una sola telefonata di 10 minuti a casa alla settimana…

Ho la sensazione che tutte le cose belle che sono entrate in me siano già volate via.
è facile pentirsi dopo.
Questa è la frase che mi rimbalza nel cervello da qualche ora.
Forse non ho capito nulla… non ho capito nulla del perdonare.

Nel frattempo sono arrivate altre persone che appena capiscono cosa è successo iniziano a piangere.

Fossi in loro credo che non perdonerei mai quei due uomini scesi da un’auto e scappati via di corsa.
Ho la sensazione che comprendendo queste persone tradirei quelli che soffrono.
E’ una posizione infantile? Forse sì…ma nulla al mondo cancellerà dalla mia testa l’urlo di quella donna che chiedeva:”Perchè?!?!”
Buona strada… e grazie di tutto! Valeria

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